Dicono di noi 009 – Irresponsabile fino alla fine

Gian Maria Volontè nel film "Il tiranno Banderas"

Un’altra tenera analisi da El País, questa volta di Miguel Mora (Irresponsable hasta el final).

Non c’era da aspettarsi nient’altro. Silvio Berlusconi è arrivato in politica con l’unico scopo di garantirsi l’immunità giudiziaria e far crescere il suo patrimonio personale. E negli ultimi dieci anni, dei quali nove da lui governati, ha trasformato l’Italia nel paese dell’OCSE che è cresciuto meno (a parte i soli Zimbabwe e Haiti) e che si è indebitato di più. Adesso i mercati, gli alleati e il Bundesbank gli hanno finalmente detto basta, però egli è stato incapace di rendere un servizio al suo disgraziato paese e a un continente che sarà per sempre colpevole di aver tollerato tutto da lui, fino ai limiti della decenza.

Annunciando questo martedì le proprie future dimissioni, Berlusconi ha provato un ultimo trucco delle tre carte per allungare la propria agonia, nutrendo due speranze, una più falsa dell’altra: da una parte, recuperare alla sua causa i traditori che l’hanno messo in minoranza, con l’idea di presentarsi fra un mese da Napolitano con una fiammante e rinnovata maggioranza per continuare al suo posto; e dall’altra, plasmare a suo piacimento il maxiemendamento parlamentare che include le riforme richieste dall’UE, per inserirvi di soppiatto alcune norme ad personam, ad empresam, ad procesum e ad familiam (così nel testo, N.d.T.). Già lo fece nel 2006 ed ha creduto di poter tornare a farlo. Alla fin fine, deve pensare, il decreto dovrà essere approvato in tutta fretta e nessuno avrà tempo di leggerlo.

Il problema è che questa volta coloro i quali lo devono autorizzare all’ennesimo tranello non sono già Napolitano, i suoi alleati intimoriti nè i suoi subalterni nè un’opposizione che finalmente sembra comportarsi con una certa coerenza. Questa volta i giudici sono i mercati. E gli investitori hanno parlato stamattina con una voce più chiara che mai. I tassi sul debito pubblico italiano hanno superato i livelli (che hanno provocato i) salvataggi greco, portoghese e irlandese. I creditori non abboccano alle menzogne di Berlusconi e non accettano più altre dilazioni o trucchi. Il classico intrallazzo politico italiano è morto.

Intanto, le cancellerie hanno passato una mattinata intera a far pressione su Roma, pubblicamente o in privato, affinché il presidente del Consiglio si tolga di mezzo. E la Banca Centrale Europea, anche a rischio di apparire complice nella caduta di Berlusconi, pare aver frenato l’acquisto di buoni italiani, ben sapendo che niente di ciò che fa può aiutare a salvare la baracca.

Irresponsabile fino all’ultimo minuto, preoccupato solo di salvare la propria pellaccia, incapace di prendere la decisione cruciale (aprire immediatamente a un governo tecnico) che forse aiuterebbe l’Italia e l’Europa a prendere una boccata d’ossigeno, in questo finale Berlusconi si è mostrato spregevole com’è sempre stato. Un tiranno Banderas¹ senza etica nè morale che ha manipolato lo stato di diritto e le istituzioni per il proprio tornaconto. Adesso rimane solo la speranza che se ne vada il più presto possibile e che la sua catastrofica eredità alla nazione non conduca alla distruzione totale dell’Europa, come fece 75 anni fa il suo adorato Mussolini (da lui citato con nostalgia stamattina).

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¹Il tiranno Banderas è un film del 1993 diretto da José Luis García Sánchez, tratto da un romanzo del 1926 di Ramón María del Valle-Inclán. Racconta le vicende di un feroce e dispotico caudillo, Santos Banderas (Gian Maria Volonté alla sua ultima interpretazione cinematografica), al potere in America latina negli  anni Venti (da Wikipedia).


 

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